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04/03/2018
Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

Via Crucis – zona pastorale II

Tradate – 2 marzo 2018

Vivere di obbedienza

Vivono, uomini e donne del mio tempo, come trascinati dalle circostanze. Li spinge la torrente irresistibile del tempo. Ora sono sulla cresta dell’onda ora invece inghiottiti dal vortice. Non possono farci niente – dicono uomini e donne del mio tempo – così è la vita, così sono le circostanze. “Mi è capitato. Mi sono innamorato. Non posso farci niente”; “Non ti amo più, non sento più niente per te. Mi è capitato. Non posso farci niente”. Vanno qua e là – uomini e donne del mio tempo – senza poter scegliere la direzione, espropriati di ogni speranza, forse persino di ogni libertà, a parte quella di accontentare o no qualche capriccio, di decidere di piccole decisioni, minuzie che non cambiano niente per nessuno, ma danno la sensazione di poter fare quello che uno vuole, almeno stasera, almeno fino a domani.

Ecco: ci sono uomini e donne che vivono come rassegnati al destino.

 

Vivono, uomini e donne del mio tempo, come protagonisti audaci della loro storia. Programmano, fanno calcoli, raccolgono informazioni, scrivono tabelle in cui si prevede che cosa succederà e loro perciò decidono la strada da percorre. Hanno aspirazioni e si impegnano per realizzarle: corrono, per essere primi, spintonano gli altri, per trarre vantaggio dalle opportunità. Si sentono protagonisti della storia e capaci di dominare le circostanze. Sono decisi, sono volitivi, sanno di avere qualità, sono scientifici e ritengono realizzabili i loro progetti. Si innervosiscono di ritardi e di intralci. Se un progetto fallisce è colpa di qualcuno, ma non si riconoscono sconfitti: aggrediscono ancora la vita e cercano di piegarla nella direzione giusta.

Ecco: ci sono uomini e donne che vivono persuasi di tenere in mano la sorte e di essere protagonisti della storia. Vivono come padroni della vita.

 

Ma come vivono gli uomini e le donne del mio tempo che si riconoscono discepoli del Signore?

Vivono docili alla parola che ascoltano da Gesù, che innalzato da terra attira tutti a sé; vivono obbedienti all’attrattiva; vivono come viandanti in una storia incerta e buia: ma tengono in mano una luce sufficiente per decidere il passo di oggi, lampada per i loro passi è la parola di Dio.

Si mettono là, sotto la croce e ascoltano.

Vivono le circostanze non come una fatalità da subire, ma come una occasione propizia per compiere la volontà di Dio. Praticano la loro libertà: non si ritengono vittime del destino, ma chiamati alla gioia e volentieri rispondono: “Eccomi!”.

Vivono la vita non come una carriera in cui vincere, ma come una grazia che suscita la responsabilità di mettere a frutto talenti. Non hanno la presunzione di essere protagonisti, ma la gratitudine di aver molto ricevuto e la decisione di seguire, di servire, di sperare fino al compimento delle promesse di Dio.

 

I figli di Dio che erano dispersi non si riuniscono insieme per coincidenza o per fatalità, né si riuniscono insieme per il successo di un progetto. Si riuniscono insieme perché obbediscono alla parola che li chiama.

Si riconoscono nel discepolo amato sotto la croce: ascolta la parola del suo Signore e decide. Da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Perciò la nostra Chiesa è in cammino per configurarsi come “Chiesa dalle genti”, non perché subisce una situazione storica, non perché presume un protagonismo orgoglioso. Piuttosto obbedisce al suo Signore e dei molti si fa una cosa sola.



Parrocchia S.Maurizio di Vedano Olona - email: vedanoolona@chiesadimilano.it

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