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18/12/2017
Aggiornamento lavori della chiesa di Berdsk

Lettera e video di  don Paolo Paganini, sulla realizzazione della chiesa di Berdsk,  cui ha contribuito la nostra parrocchia.

 

Cari Amici,

anzitutto mi scuso per la prolungata assenza; stavamo girando un video per documentare i progressi nella costruzione della parrocchia, ma eravamo un po' indietro col montaggio. Il regista Kirill, e' molto bravo e per questo molto impegnato... Ogni tanto mi scappa per andare a far riprese in posti disparati, per cui lo becco a fatica. Ma ce l’abbiam fatta.

Anzitutto il cantiere. Stiamo occupandoci degli interni, gli esterni sono praticamente finiti. Ci sono un paio di -immancabili- contrattempi, ma speriamo di poter traslocare entro Natale, anche se al momento non sappiamo quale Natale, se quello "cattolico" o "ortodosso" (7 gennaio)... Comunque se Dio vuole non siamo lontani.

In questi mesi e' stato bello il rapporto coi muratori e gli ingegneri.. Il capo della ditta, Mixail Viktorovich, e' un uomo di circa 55 anni, magro, rasato, con piglio ed espressione del viso da militare. In effetti e' figlio di militari, e quando rispionde al telefono se gli chiedi se puo' parlare, risponde con l'equivalente locale di "sissignore". E' ortodosso, ma lavora da anni coi cattolici; a quaresima digiuna seguendo alla lettera i dettami monastici più stretti, ma poi diventa nervoso e insulta i dipendenti... Forse cercare un’amicizia e' un errore strategico: si dovrebbe tenere la ditta “sotto pressione”, o almeno non dar modo di rilassarsi, ma tutto sommato sono contento di come vanno le cose.  E alla fine ci hanno aiutato in piu' di un'occasione. Per esempio una volta avevano commissionato dei tubi a un fabbro, che ha sparato una cifra esorbitante. Mixail ha richiamato per dire -in sostanza- che e' peccato rubare alla Chiesa. Il fabbro si e' spaventato e ha ridotto il preventivo del 40%. Ora e' chiaro che sui materiali Mixail non guadagna, per cui non ci ha rimesso di tasca sua, ma abbiamo apprezzato molto il gesto...

Ci sono altri personaggi implicati nei lavori, contando subappaltanti e maestranze. In particolare con le squadre di muratori e col capo cantiere mi diverto molto. L’altro giorno sono arrivati gli elettricisti. Attacco a parlare con uno che mi domanda se si possano chiedere dei soldi per costruire una chiesa. Pensando che voglia una qualche ulteriore gratifica gli rispondo di chiedere gli extra nell’altra vita, ma poi capisco che era una domanda del tipo “è lecito lavorare per soldi in questo cantiere o si dovrebbe fare gratis?”- Domanda un po’ retorica, visto che li paghiamo... Poi mi chiede le differenze fra cattolici e protestanti. E infine mi chiede se conosco Madame Blavastsky. Mo’, non so se ne abbiate sentito parlare, ma è un classico personaggio dell’epoca prerivoluzionaria. Nell’impero russo di quegli anni era tristemente diffuso l’interesse per l’occultismo, (diciamo che Rasputin è la variante piu` “accettabile” di questo movimento) e una delle figure principali, ovviamente legate a doppio filo con massoneria e filosofie orientali, era questa madama Blavatskij, che è pure una dei fondatori del movimento new age. Che a Berdsk un muratore mi chieda se mai avessi letto dei libri di tale donna, proprio non me lo aspettavo. Gli ho risposto che temo un po’ codesti personaggi, meglio starne lontani.

Venendo alla parrocchia, volevo raccontarvi la storia di Veronika. Dunque, la signora Veronika è morta a 85 anni lo scorso 16 ottobre, nel villaggio di Cherepanovo, a due ore da Novosibirsk. L’ho conosciuta quest’estate, dopo che la figlia è venuta a Novosibirsk a cercare un prete. Essendo Cherepanovo nella parrocchia di Berdsk han chiamato me. Si tratta di una piccola città, 20 000 abitanti. Ho incontrato Elena, la figlia, alla stazione e poi  da lì in macchina a casa, nella frazione di Mayskij. Lungo la strada Elena e suo marito Ivan mi hanno indicato una fabbrica dove erano stipati dei tronchi. È una ditta cinese che ha aperto a Cherepanovo e produce carbone dal legno. Solo che lo fa senza rispettare troppo le norme antiinquinamento, per cui sono in causa con la popolazione da mesi. Elena e Ivan mi raccontano la trafila giudiziaria. In effetti è un peccato, Maysjkij è un piccolo villaggio vicino a un bosco di betulle, c’è anche un laghetto. Tutto molto pittoresco, solo che l’aria è pestifera.

Arriviamo a casa loro. Ad aspettarmi la signora Veronika. La sua storia è piuttosto comune da queste parti. Cattolica, tedesca, viveva coi suoi nei territori del Donbass, in Ucraina (dove per intenderci adesso c’è la guerra). I tedeschi si sono insediato in quelle zone particolarmente dopo la conquista da parte dell’impero russo nel 18° secolo. Nel 1941 i tedeschi hanno invaso la Russia, conquistando anche il Donbass. La signora Veronika e la sua famiglia, però, essendo di origine tedesca sono stati sí trasferiti, ma non con lo status di prigionieri. Hanno girato molto per l’Europa Occidentale, tra la Cecoslovacchia e la Polonia. Sebbene non siano mai stati trattati come nemici, tuttavia vivevano abbastanza nell’incertezza propria di tali momenti. Ma se la sono cavata. Fino alla “reconquista” da parte dell’armata rossa dell’Europa Orientale. Questa volta però i membri della famiglia della signora Veronika sono stati dichiarati “nemici del popolo” e spediti in Siberia. Arrivati a Cherepanovo, hanno tentato di inserirsi nel contesto locale. La signora Veronika ha sposato un russo, ha avuto figli, nipoti e bisnipoti. Ma si è allontanata dalla Chiesa, vuoi per il fatto della lontananza, vuoi per altri motivi. Fatto sta che quest’estate, sentendo vicina la morte, ha mandato la figlia a cercare un prete. Ed eccomi entrare nella sua camera.

Mi ha colpito la dingnitá e la pulizia dell’ambiente. Tutto in ordine, nessuna trasandatezza imputabile alla malattia, alla fine che si avvicina. Abbiam parlato molto insieme, in effetti io ho molto ascoltato. Poi l’ho confessata, le ho dato l’unzione degli infemi e l’ho comunicata. Poi abbiamo preso il the assieme, che in Russia vuol dire pranzare. A tavola c’erano la figlia e il genero.

C’è un racconto di Maigret, “la casa del giudice” quando il commissario è ricevuto in casa di un sospettato di omicidio. Ma viene sopraffatto dall’atmosfera accogliente, dal camino e dall’armagnac che gli viene offerto e quasi si dimentica del motivo per cui si trova in quel luogo. Ora, evidentemente la mia situazione era ben diversa, ma diciamo che anch’io mi trovavo in quella casa per “lavoro” e sono stato sopraffatto dall’atmosfera, dal bosco di betulle che si vedeva dalla finestra, dalla zuppa che mi han servito e dalla personalità pacata e simpatica della coppia dei padroni di casa. Il marito, Ivan, mi ha ispirato subito una simpatia umana profonda, anche se facco fatica a capire quando parla. Sempre in tuta, occhiali e baffi che ricordano vagamente Groucho Marx. Viene da una famiglia di Vecchi Credenti, ossia una confessione ortodossa che si è staccata dal Patriarcato di Mosca nel 17° secolo, i cui membri sono noti per ascesi e impeccabile deontologia professionale. E anche il nostro Ivan ha qualcosa di santo, perchè ascolta in silenzio la suocera criticare la Russia, dicendo che in Germania tutto è meglio (ho l’impressione che la cosa accada spesso a questa tavola). Eh sì, perchè la “moribonda” signora Veronika ha visibilmente più energie di me, che mi sto addormentando sulla sedia. Anche se la figlia mi dice che si è molto indebolita. Chissà prima della malattia com’era... Ciò non fa che accrescere la stima per il genero! La figlia, per dare l’idea del carattere, dà ancora alla madre del “lei”...

Finisce il tempo, è era di tornare per prendere il treno. Mi accompagnano, raccontandomi del loro figlio Aleksandr, che è un militare.

Dopo l’esate mando un messaggio alla signora Elena, dicondole che dovrei andare a Cherepanovo per altri motivi, ma che passavo volentieri a trovare la signora Veronika. Scopro che non si alza dal letto, si avvicina la morte. Arrivo a casa sua e tutto era come l’avevo lasciato, se non che pare abbiano vinto la causa contro la ditta cinese, che ha chiuso la produzione, anche se probabimente cambieranno solo il posto riniziando tutto da capo. Ma almeno qui non ci si avvelena. In effetti la signora Veronika è allettata. Ma non ha perso di grinta. Mi intrattiene una decina di minuti per raccontarmi il gusto dei pelmeni (ravioli) che ha mangiato. Dice che da tanto non sentiva il sapore del cibo, ma di recente è come tornato. Ora, potrei scrivere bellissime parole sul fatto che riconciliarsi col Signore ha portato questa donna a riscoprire il gusto delle cose di tutti i giorni... ma mi basta registrare la sincera gratitudine a Dio per il sapore dei pelmeni. Continua a Ripetere “Oh Gospodi!” “Bozhe Moj!” (o Signore, Dio mio!) con un che di comosso negli occhi. No si alza per il the, anche se vorrebbe. Esco a chiamare la figlia un attimo e torno che la signora Veronika dorme. La lasciamo riposare e ci sediamo a tavola. Borsh (zuppa di barbabietola e carne). E acqua del rubinetto.. Vabbè, i cinesi han chiuso, e poi inquinavano l’aria, non l’acqua.. Chiedo a Ivan della religione dei suoi. Non capisco la risposta. Mi riportano alla stazione. La signora Elena è battezzata cattolica. Diche che quando ci sarà la parrocchia farà un salto a Berdsk, che è a un’ora, un’ora e mezza. La aspetteremo.

Il 17 sera ottobre ricevo un sms. La signora Veronika è tornata dal Padre. I funerali saranno il giorno dopo. La cosa che mi ha coplito di più di tutta la vicenda è la posizione della signora Veronika. Nella sua vita ha passato di tutto, non è che mi abbia raccontato per filo e per segno le sue vicende in Siberia, ma certamente per dei “nemici del popolo” e in più di lingua tedesca, la vita non è stata facile. Ha perso parenti e anche un figlio piccolo, cosa che l’ha riempita di dolore. Ha pregato, ma si è anche allontanata dalla Chiesa. Insomma una vita di una persona “comune”, almeno per quegli anni, che ha sofferto e ne ha viste davvero tante. Eppure non ho mai sentito una parola di lamento. E non perchè fosse di carattere mite, sapeva criticare, ma non una parola di lamento o una ricerca di commiserazione. Nel mondo occidentale, dopo il XX secolo è abbastanza comune porsi la domanda “perchè Dio ha permesso tutto ciò?”. La signora Veronika ha visto, ha vissuto molto di questo “ciò”. Eppure aveva una sola vera domanda. Potrà Dio, o meglio vorrà Dio perdonare i miei peccati? In questo era una vera tedesca (è la domanda di Lutero alla fine) e allo stesso tempo una vera russa. Penso che la pace che aveva la seconda volta che l’ho incontrata risponda a questa domanda. E il gusto dei pelmeni alla fine è la prova di questa riconciliazione.

Spero che la figlia Elena possa riprendere il dicorso sulla fede, che si è interrotto in un certo momento della sua vita. La aspettiamo in chiesa. E poi passando da Cherepanovo, dove ci sono altre persone da incontrare, forse potremo rivederci.

Un abbraccio a tutti

dPaolo



Parrocchia S.Maurizio di Vedano Olona - email: vedanoolona@chiesadimilano.it

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