Sinodo Minore
23/02/2018
COMUNITÀ DI MIGRANTI

Sinodo minore
Traccia per la condivisione

ATTIRERÒ TUTTI A ME
«Che cosa ci rivela la croce riguardo alla Chiesa, ai popoli e al mondo intero? “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. (Gv 12,32) Egli ha dato la sua vita per noi, per le moltitudini, per tutti. Ogni fratello e ogni sorella che incontriamo, a qualsiasi nazione, cultura e civiltà appartengano, sono un fratello e una sorella per cui egli ha dato la vita… Il cambiamento profondo in atto nelle nostre terre ambrosiane, riguardo alla presenza crescente di fedeli appartenenti a nazioni diverse, ci chiede di approfondire il carattere universale, cattolico, della Chiesa.» (pp. 16-17)
> Il ritrovarsi a celebrare e a pregare in un’altra nazione, quanto aiuta le nostre comunità di fedeli
migranti a mettere al centro della propria fede Gesù, il Crocifisso, che attrae tutti a sé? Le tradizioni e le devozioni vengono attualizzate alla luce del nuovo ambiente di vita oppure vengono ripetute sempre secondo il modello originale?
> Quanto la condivisione e l’incontro con le altre comunità di migranti e con le parrocchie ambrosiane arricchiscono la fede che i nostri genitori ci hanno trasmesso? Cosa stiamo imparando dalla tradizione ambrosiana? Cosa stiamo insegnando ai fedeli italiani nel modo di vivere la fede oggi?
> Quanto stiamo imparando a essere Chiesa dalle genti, dentro la quale formiamo la nostra identità locale e arricchiamo (come un dono) la fede degli altri, aprendola a una dimensione più universale (cattolica)? Come possiamo ripensare la catechesi e la formazione cristiana a partire da questa sfida?


TEMPO DI METICCIATO PER LE TERRE AMBROSIANE
«I pastori ambrosiani in più occasioni ci hanno aperto la mente alla visione e alla speranza di costruire una società plurale, accettando il fatto dell’immigrazione con spirito profetico e come l’occasione di una “più grande presenza di Dio tra gli uomini”, formando coscienze volte all’accoglienza di persone che provengono da mondi diversi e capaci di vedere nella diversità non una causa di scontro, ma l’occasione di un reciproco arricchimento.» (p. 26)
«Accettare una logica di meticciato significa volere positivamente fare i conti con un incontro di culture e di società così profondo da giungere a toccarci nella carne, nei nostri affetti più profondi e nei nostri desideri fondamentali; significa fare i conti con un cambiamento che non scegliamo ma che possiamo accogliere, riconoscendolo e cercando, per quanto possibile, di accompagnarlo, indirizzandolo al meglio; significa accogliere la possibilità e accettare che l’incontro con l’altro riscriva le nostre identità, individuali, sociali, culturali.» (p. 27)
> Che tipo di accoglienza abbiamo ricevuto arrivando in Italia? A distanza di anni, è cambiato
qualcosa?
> Come l’esperienza di migrazione vissuta in prima persona sta aiutando la crescita di una società
plurale a Milano? L’incontro con persone diverse (italiani o altri stranieri) è più occasione di arricchimento o più motivo di paura e diffidenza?
> Dal punto di vista della vita di fede, quali difficoltà abbiamo incontrato e incontriamo ancora oggi? La Chiesa di Milano ha saputo ascoltare e rispondere ai bisogni spirituali (di fede e di preghiera) dei fedeli migranti?


LA DIOCESI DI MILANO, CHIESA DALLE GENTI
«I migranti, che in parecchi casi sono fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica, si rivelano come una potenziale e positiva energia che spinge le nostre comunità cristiane a quella conversione pastorale che il contesto generale ci sta imponendo con sempre maggiore pressione. Siamo invitati a far fronte a questi mutamenti rileggendoci dentro quell’ottica universalistica che la visione contemplativa accesa nel primo capitolo ci ha fornito come fonte preziosa.» (p. 31)
«La presenza dei cattolici di altre nazioni e continenti si presenta come una risorsa che chiede di essere ben evidenziata e valorizzata dal nostro cammino sinodale. La diversità del loro modo di pregare e di celebrare, come pure l’affezione con cui vivono il legame alle loro comunità; la loro voglia di incarnare dentro la cultura ambrosiana le loro feste e le loro devozioni… sono tutti elementi che interrogano la nostra pastorale e la nostra vita ecclesiale, provocandola positivamente.» (p. 33)
«Il pluralismo religioso già conosciuto in altre parti del continente europeo e negli altri continenti sta diventando lo sfondo al ritmo quotidiano della nostra vita ecclesiale, obbligandoci a declinare in modo diverso e più attivo la nostra identità e testimonianza cristiana. Ci è chiesto infatti di portare in modo positivo la nostra fede come contributo a un dialogo che necessariamente va creato e sostenuto nella società plurale, per partecipare alla costruzione del bene comune, operando insieme alle altre esperienze religiose per raggiungere e promuovere una pace che è non semplicemente il risultato negativo di un’assenza di rapporti (e quindi di conflitti), ma il frutto di un incontro che si fa stima reciproca e cammino comune.» (p. 36)
> Frequentare la Chiesa locale e vivere in Italia ha modificato il nostro modo di vivere la fede, di
appartenere a una comunità, la nostra esperienza di essere Chiesa cattolica?
> Quali esperienze positive e quali fatiche possiamo raccontare nella relazione tra le nostre comunità e le parrocchie che ci ospitano? Comunità e parrocchie riescono a vivere momenti di incontro, ascolto, confronto?
> Ci sembra che le parrocchie e la diocesi ambrosiana condividano la nostra preoccupazione di trasmettere la fede ai nostri figli, che vivono in un contesto di forte secolarizzazione, molto diverso dai nostri luoghi di provenienza?
> La presenza di comunità cattoliche di altre nazioni è un arricchimento per la diocesi di Milano,
dal punto di vista liturgico, culturale, spirituale (ad esempio, la diversità di rito celebrativo portata
dalle comunità cattoliche di rito orientale). Quanto questo potenziale arricchimento è realmente
valorizzato nel quotidiano?
> Quali sono le aspettative dei giovani di seconda generazione nei confronti della Chiesa locale?
Quali le aspettative nei confronti delle loro comunità di riferimento? Quali le aspettative degli adulti, invece?
> La pratica religiosa di fedeli di altre confessioni sul territorio, che tipo di sentimenti suscita?
Come è accolta dalla comunità? Suscita un desiderio di incontro e di dialogo? Se sì, come è stato
realizzato o si potrebbe realizzare concretamente? Se no, cosa lo ostacola?
> Cos’è la reciprocità quando si parla di fede? Cosa significa concretamente? Di quali strumenti
abbiamo bisogno per realizzarla?



Parrocchia S.Maurizio di Vedano Olona - email: vedanoolona@chiesadimilano.it

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