Sinodo Minore
24/02/2018
EDUCATORI E GIOVANI

Milano sta cambiando. E con la città anche il suo territorio e la Chiesa. In particolare, la presenza non solo degli immigrati, ma anche dei loro figli (le seconde generazioni) ci interpella e ci chiede una riflessione approfondita a partire da uno sguardo obiettivo, capace di confrontarsi con la realtà, le sue problematiche e sfide, per scrivere insieme una nuova pagina di storia, verso il futuro.
Per questo il Sinodo “Chiesa dalle genti”, indetto dall’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, è innanzitutto una grande occasione di ascolto e di confronto, che vuole coinvolgere anche i giovani, che sono la società e la Chiesa di domani.
La Chiesa desidera cogliere questa occasione come «un tempo favorevole per ripensare concretamente il volto della nostra Chiesa ambrosiana, chiamata a mostrare in modo più profondo il suo essere cattolica, universale».
Di seguito, proponiamo alcune piste di riflessione (con domande aperte) a partire da alcune questioni che sono sviluppate nel “Documento preparatorio” distribuito a tutta la diocesi di Milano.
«ATTIRERÒ TUTTI A ME»
«Il cambiamento profondo in atto nelle nostre terre ambrosiane, riguardo alla presenza crescente di fedeli appartenenti a nazioni diverse, ci chiede di approfondire il carattere universale, cattolico, della Chiesa (…) La Chiesa particolare è chiamata a vivere come sua dimensione costitutiva l’universalità». (p. 17)
> Per l’esperienza che ho o per le idee che mi sono potuto fare, i credenti vivono l’incontro con
l’altro e con il migrante come un bene per la loro fede, così come per la vita della comunità e della
società?
> L’incontro tra persone diverse può rappresentare per me, ma anche per la Chiesa e la società,
un’occasione di rinnovamento della nostra identità? Come?
TEMPO DI METICCIATO
«Assumere il meticciato come strumento significa assumere uno stile di confronto e di apertura per abitare la trasformazione che le terre ambrosiane stanno conoscendo (…) per abitare la società plurale capaci di prossimità, di fantasia per accendere forme inedite di buon vicinato, con dentro una voglia di giocarsi anticipando il riconoscimento dell’altro e del bene che l’incontro con lui è per me, per la mia fede, per il futuro della nostra società». (p. 27)
> Sento di vivere in un contesto “meticcio”? Da cosa principalmente me ne rendo conto?
> Quali sono gli elementi positivi della società plurale in cui vivo? Quali gli aspetti che non mi
piacciono? Il mio stile di vita è cambiato? Dovrebbe cambiare e perché? Ho il desiderio o la forza
per farlo?
> Conosco e frequento persone (a scuola o in università, in oratorio, gruppi o associazioni) di altre
culture e di origine diversa dalla mia? Qual è il mio atteggiamento nei loro confronti?
> Quali sono le esperienze più significative di incontro/scontro con persone provenienti da altri Paesi?
> I contesti che abitualmente frequento (scuola/università, oratorio, gruppi o associazioni) trasmettono conoscenze in merito al fenomeno della migrazione globale? Hanno saputo promuovere forme e linguaggi adeguati alla presenza di persone di origini e culture diverse?
«Lo straniero è il diverso per antonomasia e ciò che è diverso suscita immediatamente emozioni e, tra le altre, una molto precisa: la paura (...) La paura non va banalizzata, né sottovalutata. Va accolta, compresa e va attraversata e lentamente superata». (pp. 24-25)
> La paura è un sentimento che condiziona il mio rapporto con l’altro? E quello degli altri, della società attorno a me?
> In quale situazione ho vissuto la “paura del diverso”? Come l’ho affrontata? Sono riuscito a superarla?
> Quali sono i sentimenti/atteggiamenti che provo nei confronti di ragazzi di origine diversa dalla mia, così come dei migranti che incontro o di cui sento parlare?
> Ho occasione di parlare con qualcuno (amici, familiari, colleghi, insegnanti, educatori, vicini di casa…) di ciò che vivo e penso a proposito della presenza di persone “straniere”?
LA DIOCESI DI MILANO, CHIESA DALLE GENTI
«La tradizione ambrosiana ha saputo inventare tanti modi per accompagnare il cambiamento che viviamo (…) E non soltanto dentro il mondo ecclesiale: mondi come quello della scuola, della sanità e dell’assistenza sociale sono luoghi da osservare per imparare da coloro che praticano il meticciato in modo ormai quotidiano». (p. 28)
> Se sono credente, la mia vita di fede e quella della mia comunità è cambiata in seguito alla presenza di cattolici di origine straniera?
> La presenza di persone di altre lingue e culture mi sta aiutando a riscoprire il valore e la bellezza del modo cristiano di vivere le relazioni, l’incontro, la festa?
> Sto aiutando loro a inserirsi nella mia comunità cristiana? E la mia stessa comunità ad accogliere, confrontarsi, camminare insieme?
> Se sono cattolico di origine straniera, mi sono sentito accolto nella comunità cristiana che ho incontrato in Italia?
> La mia vita di fede è cambiata da quando sono qui?
> Sento di poter dare un contributo positivo?
> Sia che sia cattolico sia che non lo sia, quali vie potrebbero essere esplorate per un dialogo e una crescita insieme? Quali ostacoli o freni?
> Come immagino – o desidero – la Chiesa (cattolica) del futuro? E quali sogni ho per la società “plurale”?
«Tanti migranti, giunti nelle terre ambrosiane per motivi economici e politici e non primariamente religiosi, appartengono a religioni antiche ma che per noi risultano nuove, come l’Islam. (…) Il pluralismo religioso (…) sta diventando lo sfondo al ritmo quotidiano della nostra vita ecclesiale, obbligandoci a declinare in modo diverso e più attivo la nostra identità e testimonianza cristiana (…) per raggiungere una pace che è non semplicemente il risultato negativo di un’assenza di rapporti (e quindi di conflitti), ma il frutto di un incontro che si fa stima reciproca e cammino comune». (pp. 36-37)
> Conosco ragazzi/ragazze di altre religioni?
> Come vivo la convivenza quotidiana con loro?
> Su cosa si basa, a mio avviso, il dialogo? Quanto conosco della religione di amici e conoscenti?
> L’ospitalità e l’accoglienza di persone di religione diversa è di stimolo anche alla mia fede, così come alle mie convinzioni e ai miei desideri in relazione al futuro della società?



Parrocchia S.Maurizio di Vedano Olona - email: vedanoolona@chiesadimilano.it

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